... fare FESTA

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La parola del parroco sul numero 4-2022 de


In queste settimane dopo Pasqua le nostre comunità sono tutte coinvolte per preparare tante feste: la patronale di San Vittore, le prime comunioni, le feste di chiusura anno scolastico …
È encomiabile l’impegno, la volontà di tante persone che spendono tempo, energie e passione per la buona riuscita della festa. Non posso che esprimere tutta la mia riconoscenza e penso anche quella di tutti i parrocchiani dei nostri paesi. Grazie all'impegno di molti volontari le nostre feste mantengono vive e tramandano nella storia le tradizioni. 
 Ma hanno ancora senso queste feste? Oppure, parafrasando una domanda del vangelo: “verranno alla festa?” (cf Gv 11,56). Possono sorprendere queste domande, ma il fatto è che il fare festa, oggi, non è affatto scontato.
Infatti, attorno a noi ci sono persone che pensano che questo non sembra un momento nel quale ci sia molto da festeggiare. C’è preoccupazione per il futuro, per quello che accade nel mondo, per l'orizzonte chiuso che sembra profilarsi per noi e per i figli. Queste persone sono portatrici di una giusta provocazione: si può fare festa senza una speranza? Dove e in chi troviamo speranza oggi?
Altri, invece, fanno festa, ma solo per dimenticare, facendo della festa una sorta di anestetico rituale. Di fronte ai problemi della vita e del momento che vivono molti si immergono in un clima diverso per dimenticare le paure del quotidiano. La festa diventa una evasione dalla realtà, e in alcuni casi si arriva a vere e proprie dipendenze, che rovinano e a volte distruggono l’esistenza. 
 Altri ancora non riescono più a fare festa perché hanno assunto oramai una mentalità economica della vita, per cui esiste il lavoro e il tempo per la cosiddetta festa si riduce a una pausa tra due tempi di lavoro. Come si dice: anche l’asino ha bisogno di riposare, per rendere di più. Senza contare che attorno a noi c’è chi ha fatto del tempo della festa, un tempo per trarre guadagno. Tanto che la pausa dal lavoro - che è semplicemente uno spazio vuoto, tempo libero – viene riempita di una serie di bisogni indotti. Dallo sport, alla vacanza esotica, allo shopping... Senza questi riempitivi il tempo per la festa sembra essere tempo sprecato, perché non produce immediatamente un benessere economico.
 Perché allora fare festa? Proviamo a cercare la risposta nel vangelo. In esso, ad esempio, troviamo tre famose parabole in cui i protagonisti fanno festa: fa festa la donna che ha ritrovato la moneta perduta (cf Lc 15,8-9); il pastore che ha ritrovato la pecorella smarrita (cf Lc 15,4-7); il padre che riaccoglie il figlio che torna a casa (cf Lc 15,11-32). Queste parabole parlano della festa, ma in relazione ad una perdita.
Il vangelo è realista. È consapevole della possibilità della perdita, della fatica e del dramma del vivere. Ma contemporaneamente ci rimanda sempre ad una possibilità di futuro, ad una speranza nuova, ci invita a non rassegnarci.
Noi facciamo festa per dire la nostra speranza alla vita e per evidenziare chi e ciò che ci è prezioso e che rende preziosi noi. Allora ogni cosa cambia prospettiva e valore: il tempo, una parola, un gesto, addirittura anche il silenzio. Tutto diventa prezioso, ma tutto può essere donato. Non occorre molto per fare festa. Posso fare festa con il poco che ho, se mi serve per dire il tutto che provo. Basta esserci. Qui, ora. Ecco il segreto della festa! 
Per questo noi vogliamo fare festa: perché crediamo che la vita è un dono gratuito di cui sempre stupirci e ringraziare; perché siamo certi che non siamo solo individui, ma esseri sociali ed è nella comunità che cresciamo, ci realizziamo e riconosciamo insieme sempre nuovi motivi di vita; perché sentiamo il bisogno di andare al di là di noi stessi per cercare chi può custodire la vita stessa.
Per questo noi cristiani facciamo festa ogni domenica mettendo al centro l’Eucaristia, la cosiddetta Messa. È il tempo speciale che rende possibile la presenza del Signore con gli eventi unici della sua passione, morte e risurrezione. È questo il mistero della Pasqua, della persona di Gesù, il cuore della nostra fede e del nostro amore.
Papa Francesco, in una omelia, sottolineava che il cristianesimo è un invito a festa dove tutti sono invitati a partecipare, senza esclusione di alcuno. L’essenza cristiana è un invito, un invito gratuito che viene da Dio. Si fa festa con gli altri, si fa festa in famiglia, si fa festa con gli amici. E il bello di una “festa”, come l’ha definita papa Francesco, è che non è esclusiva. Nel senso che non occorrono patenti di bontà per parteciparvi. «La Chiesa non è la Chiesa solo per le persone buone», ha detto il Santo Padre. A questa festa partecipano «i peccatori, tutti noi peccatori siamo stati invitati. E qui cosa si fa? Si fa una comunità, che ha doni diversi. La festa si fa portando questo che ho in comune con tutti… Alla festa si partecipa, si partecipa totalmente. Non si può capire l’esistenza cristiana senza questa partecipazione». 
 E le nostre comunità, con le proprie feste, hanno proprio come compito principale quello di annunciare questa gioia, mossa dalla speranza che con Gesù Cristo il tempo non finisce e possiamo entrare in un tempo eterno, nella gioia della sua risurrezione.
 
don Claudio 

 

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